mercoledì 17 febbraio 2016

LE MONARCHIE NAZIONALI E LA GUERRA DEI CENT'ANNI


Le monarchie nazionali
 
 
 


 
Fra il XII e il XVI secolo alcuni re ingrandiscono i propri domini con matrimoni vantaggiosi o con la guerra, si creano degli eserciti alle proprie dipendenze e nominano funzionari che riscuotono le tasse e amministrano la giustizia in sostituzione di vassalli e signori feudali. L’unificazione del territorio nazionale dura secoli ed è accompagnata da guerre sanguinose (come la guerra dei Cent’anni), ma porta alla nascita delle rime monarchie nazionali (Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo); esse hanno un solo potere centrale, un territorio unificato e, in genere, una sola lingua e una sola religione.
 
 
 
All'inizio del Trecento numerosi erano i motivi di conflitto fra la Francia e l'Inghilterra: l'esistenza di possedimenti diretti della Corona inglese sul suolo francese (la regione della Guienna); la concorrenza fra le due monarchie per il controllo delle Fiandre, dipendenti a titolo feudale dalla Francia ma economicamente legate all'Inghilterra; la questione della Scozia, che i francesi volevano indipendente e gli inglesi assoggettata. La guerra vera e propria scoppiò nel 1337 e fu inizialmente disastrosa per la Francia, che con il Trattato di Bretigny (1360) dovette riconoscere all'Inghilterra il possesso di un terzo del territorio nazionale. La situazione si rovesciò durante il regno di Carlo V (1364-1380), che riuscì a riconquistare quasi completamente le regioni occupate. Per più di trent'anni le armi tacquero: l'Inghilterra era scossa da violente lotte di fazione all'interno dell'alta aristocrazia; in Francia il re Carlo VI (1380-1422) era affetto da ricorrenti crisi di follia, mentre si era aperta una violentissima lotta per la reggenza fra Armagnacchi (il partito nazionalista, capeggiato da Bernardo d'Armagnac) e Borgognoni (il partito filo-inglese, capeggiato dal duca di Borgogna Filippo l'Ardito). La guerra, sulla base di una più stretta alleanza anglo-borgognona, riprese nel 1415, con l'invasione della Normandia, la decisiva vittoria inglese ad Azincourt, l'occupazione di Parigi e la cattura di Carlo VI; nel 1420 il trattato di Troyes trasferiva a Enrico di Lancaster il diritto di successione al trono francese e ratificava la divisione del Paese fra la zona inglese (a nord e in Guienna), quella assegnata al duca di Borgogna (a est) e quella controllata dall'erede legittimo, il Delfino Carlo (centro-sud). A ribaltare nuovamente la situazione contribuirono in larga misura le gesta di Giovanna d'Arco: nel 1429 Orléans, assediata dall'esercito inglese, fu liberata, e poco dopo il Delfino poté essere incoronato a Reims con il nome di Carlo VII. Seguì nel 1435 la pace tra Francia e Borgogna, e nel 1436 la riconquista di Parigi. Da allora, lentamente ma costantemente, i francesi ricacciarono gli invasori sempre più a nord. Nel 1453, quando le ostilità cessarono, i possedimenti inglesi sul suolo francese comprendevano unicamente la piazzaforte e il distretto di Calais.
 
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giovedì 11 febbraio 2016

Il GIORNO DEL RICORDO: COMMEMORAZIONE DELLE VITTIME DELLE FOIBE


Dopo la "Giornata della memoria" del 27 gennaio per le vittime della Shoah, il 10 febbraio in tutta Italia si celebra il "Giorno del ricordo" per non dimenticare i cinquemila italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945.

Uccisi dai partigiani comunisti di Tito solo perché erano italiani: una "pulizia" politica ed etnica in piena regola, mascherata come azione di guerra o vendetta contro i fascisti.

In realtà nelle cavità carsiche chiamate foibe vennero gettati ancora vivi, l'uno legato all'altro col fil di ferro, uomini, donne, anziani e bambini che in quel periodo di grande confusione bellica si erano ritrovati in balìa dei partigiani comunisti jugoslavi.

 Il "Giorno del ricordo" non è solo dedicato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi giuliani: 350 mila costretti all'esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia dove furono malamente accolti.

In gran parte finirono nei campi profughi e ci rimasero per anni. Uno di questi campi fu organizzato anche a Fertilia. Per mezzo secolo sulle stragi delle foibe e sull'esodo dei giuliani si è steso un pesante silenzio.

mercoledì 20 gennaio 2016

DAL COMUNE ALLE SIGNORIE / DALLE SIGNORIE AI PRINCIPATI

 
Tra la metà del '200 e gli inizi del '300 si assiste ad un fenomeno di grande importanza in Italia, il passaggio dalle istituzioni comunali al governo di un solo signore. Tutto questo succede con modalità e tempi diversi sul piano nazionale. La signoria è la risposta alla crisi interna del comune, infatti, nacque proprio nel momento in cui la lotta fra le fazioni comunali erano giunte ad un punto di non ritorno e rischiavano di compromettere l'esistenza del comune stesso. Il signore è dunque una sorta di pacifista, e cioè colui che mette pace alle guerre interne del paese anche perdendo la propria libertà. L'epoca delle Signorie in Italia ha origine tra il XIII ed il XV secolo a seguito del disfacimento dell'impero dominato da Federico II e della crisi dei comuni indeboliti da decenni di lotte, guerre tra guelfi e ghibellini, povertà dei popoli. È a questo punto che i comuni iniziano a mettere il potere nelle mani di famiglie ricche e potenti già importanti per la regione di riferimento attraverso la figura del podestà. I signori stabiliscono alleanze con alcuni vicini e linee di difesa con altri. Spesso nell'epoca quattrocentesca diventano magnati dell'arte e se a loro si devono tante ingiustizie e negazioni di diritti al popolo, si deve anche la bellezza delle nostre città di oggi e della consistenza presenza in Italia di opere d'arte. L'evoluzione delle Signorie è quindi una storia che ha forte rilevanza sull'Italia di oggi.
 
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Rispondi alla domanda (max 5 righi):
Quali furono le più importanti signorie delle città italiane nel XIV e XV sec.?




LA DIVINA COMMEDIA: L'INFERNO

Dante struttura l’Inferno come una voragine a imbuto: lo immagina così, con la parte più larga rivolta verso l’alto. Al centro sta Lucifero, lì conficcato per trovarsi nel luogo più lontano da Dio (se la Terra è il centro dell’universo e Dio si trova, anche se il verbo è imperfetto, nell’Empireo). La voragine si è creata dall’orrore che la terra ha provato venendo a contatto con il corpo di Lucifero, cacciato dal Paradiso. 

Dante entra nell’Inferno dopo essersi perso nella selva descritta nel primo canto. Tramite la porta accede all’antiferno, il luogo che accoglie le anime che né l’Inferno né il Paradiso vogliono, perché in vita non hanno saputo scegliere tra bene e male. Passato l’Acheronte, il primo dei quattro fiumi infernali, si arriva nell’Inferno vero e proprio: esso è diviso in nove cerchi, che però nella prima parte non hanno ulteriori divisioni. Vediamo i primi cinque, con le rispettive anime:
  1. Limbo. Qui si trovano le anime non battezzate e, in particolare, gli spiriti magni;
  2. Lussuriosi;
  3. Golosi;
  4. Avari e prodighi;
  5. Iracondi e accidiosi.
Fino a questo punto si rispetta più o meno la tradizionale suddivisione dei vizi capitali, anche se incompleta. Si attraversa quindi un altro fiume, il Flagetonte, e le mura della città di Dite, alla cui guardia sono posti dei demoni e la Furie. 
 
Nel VI cerchio si trovano gli eretici; il VII, invece, è dedicato ai violenti ed è suddiviso in tre gironi: violenti contro gli altri (omicidi e predoni), violenti contro se stessi (suicidi e scialacquatori), violenti contro Dio (bestemmiatori, sodomiti, usurai). Scorre nel primo girone anche il terzo fiume infernale, il Flagetonte. 
 

L'ottavo cerchio e le dieci bolge

Dopo una riva scoscesa si giunge all’VIII cerchio dell'Inferno dantesco, che accoglie i dannati che hanno usato frode contro chi non si fida; essi sono suddivisi in dieci bolge concentriche, le Malebolge appunto, di cui riportiamo l’elenco: 
 
 
  1. Ruffiani e seduttori;
  2. Adulatori; 
  3. Simoniaci; 
  4. Indovini; 
  5. Barattieri; 
  6. Ipocriti; 
  7. Ladri; 
  8. Consiglieri di frode; 
  9. Seminatori di discordie; 
  10. Falsari. 

L'ultima zona e l'incontro con Lucifero

Si giunge, quindi, al pozzo dei giganti e infine all’ultima zona, la nona, destinata ai traditori di chi si fida. Qui scorre l’ultimo fiume, gelato, il Cocito; il cerchio è diviso in quattro zone il cui nome ricorda famosi traditori: prima zona, o Caina, per i traditori dei parenti; seconda zona, o Antenora, per i traditori della patria; terza zona, o Tolomea, per i traditori degli ospiti; quarta zona, o Giudecca, per i traditori dei benefattori. Lucifero stesso strazia, con le sue tre bocche, i tre sommi traditori della Chiesa e dell’Impero, vale a dire Giuda, Bruto e Cassio. Dal centro della Terra si risale verso la montagna del Purgatorio attraverso una natural burella, ossia un pertugio stretto.

ATTIVITA'
L'Inferno è concepito da Dante come un profondo abisso a forma di imbuto:
1)      In che modo si è creata la voragine dell’Inferno?
2)      In quanti cerchi è suddivisa la voragine infernale?
3)      Chi sono le anime che sono collocati nel Limbo? Perché non sono felici?

venerdì 20 novembre 2015

IL CALIFFATO NERO DELL'ISIS


Cos'è il califfato? - Lo Stato islamico si fonda sulla costruzione di un’entità politica basata su un’interpretazione rigorista della Legge islamica, ma che forse non è mai esistita nel modo in cui la conosciamo oggi.
 
Che rapporto c'è tra l'Isis e al-Quaida? - Dopo la guerra in Siria la loro alleanza si è spezzata e ora sono due entità concorrenti, che agiscono con mezzi diversi, l'uno concentrando gli sforzi su uno Stato dotato di capacità di espansione, e l'altro con operazioni terroristiche in Occidente.
 
 
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Chi lo sostiene e chi lo contesta? - Lo Stato Islamico è sostenuto da una giovane generazione di jihadisti di varia provenienza. Gli ideologi jihadisti della vecchia generazione e gli ideologi musulmani riconducibili ai Fratelli Musulmani invece lo contestano, ma nessuno si pronuncia in modo unitario.
 
Come mai molti jihadisti vengono dall'estero? - Il combattente jihadista gode di un grande prestigio sia quando cade come “martire”, sia come reduce del jihad. Il reclutamento avviene tra categorie che soffrono di disagio economico o psicologico ma anche tra i fanatici della "guerra santa".
 
Conflitto religioso? - Ci sono motivi politici ed economici dietro la guerra in Iraq e in Siria, ma non va comunque sottovalutato l'elemento religioso.
 
Che cosa dobbiamo imparare da queste vicende? - La questione dello Stato islamico insegna che non è possibile usare i fondamentalisti islamici per ottenere risultati politici, come hanno fatto gli americani in Afghanistan e in Libia.
 
Come mai l'Occidente è lento nella risposta ai vescovi orientali? - Alla crisi economica che indebolisce l'Europa si aggiunge il fatto che i cristiani non hanno un peso politico autonomo in Medio Oriente.
 
I musulmani sono tutti uguali? - I musulmani che vivono in Occidente si distinguono per l’etnia o l’origine nazionale. Ma molti di loro ormai hanno perso il legame con l’Islam del Paese o della cultura di provenienza e si riconoscono più facilmente in un Islam globale.

ISIS OGGI

ATTIVITA'
Rispondi brevemente alle domande (max 5 righi per ciascuna risposta):
1) In che modo l'ISIS minaccia l'Occidente?
2) Quali scopi si è prefisso l'ISIS con i massacri di Parigi e gli attentati in più paesi?
3) Perché l'ISIS fa paura?

giovedì 12 novembre 2015

LO SCONTRO TRA PAPATO E IMPERO



NEL CONCORDATO DI WORMS, siglato a WORMS, tra il papa Callisto II e l'imperatore Enrico V, si pose una tregua all'annosa LOTTA PER LE INVESTITURE.
 
Il concordato di Worms o Pactum Calixtinus fu stipulato il 23 settembre del 1122 a Worms tra Enrico V e Papa Callisto II. Il concordato sancì la regola in materie di investiture del clero mettendo un punto alla "lotta per le investiture" che fu iniziata da Gregorio VII ed Enrico IV. L'imperatore rinuncia all'investitura dei vescovi dell'anello e del bastone pastorale riconoscendo tale obbligo solo al Papa che a sua volta riconosceva all'imperatore il diritto di essere presente alle elezioni episcopali e di investire feudali e, sempre in Germania, l'investitura feudale precedeva l'investitura episcopale. A seguito del patto fu convocato il Concilio Lateranense I che divenne il primo concilio celebrato in Occidente. Nel concilio si ratificò il concordato e si stabili che la Chiesa di Roma godeva del primato su tutte le altre chiese nazionali.
 
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Rispondi brevemente alla domanda:
In che cosa consiste la Teoria dei due Soli?

mercoledì 11 novembre 2015

LE CROCIATE

Il termine “Crociate” deriva dalla croce, che era cucita sulle vesti dei guerrieri: essa simboleggiava l’appartenenza dei guerrieri-pellegrini alla Chiesa.
 
Le crociate furono delle spedizioni militari, avvenute tra l’undicesimo e il tredicesimo secolo, che mirarono a difendere i cristiani ed i luoghi santi in Palestina (Terra Santa) dalla minaccia dei musulmani.



L'idea delle Crociate nasce, molto verosimilmente, a causa di gravi atti di intolleranza religiosa subita dai pellegrini cristiani in Terrasanta. Atti che, tra l'altro, seguirono un lungo periodo di relativa pacifica accettazione dei pellegrini stessi.
In effetti fino all'XI secolo, cioè fin quando Gerusalemme rimase in mano araba, non si verificarono grossi ostacoli al normale flusso di fedeli cristiani verso il Santo Sepolcro e gli altri luoghi sacri della cristianità, come la casa di Maria o quella di San Pietro.
Il passo verso la brutalità fu segnato dalla conquista delle regioni d'oltremare da parte dei Turchi Selgiucidi, un primitivo popolo di razza mongola proveniente dall'est e di recente convertitosi all'islamismo.
I Selgiucidi conquistarono Bagdad nel 1055 e, successivamente, Siria e Palestina. In seguito si ebbe la minaccia verso Bisanzio, che chiese tra l'altro aiuto ai Veneziani per ottenere interventi militari contro i Turchi.
A gravi atti sanguinari sui pellegrini, i Turchi sommarono un regime di esosi dazi che resero impossibile l'accesso ai meno facoltosi.

Un cronista racconta: «Nessun altare, nessuna suppellettile ecclesiastica fu più sacra ai turchi; gli ecclesiastici venivano battuti e percossi: il patriarca trascinato per terra per barba e capelli. E, più severamente che mai, si richiese ai pellegrini, dalla borsa quasi sempre esausta per le spese di viaggio, un pezzo d'oro in cambio del permesso di visitare Gerusalemme...».

Uno tra i tanti atti di scelleratezza da parte dei turchi fu quello del 1065 quando 7.000 cristiani partiti in pellegrinaggio per la Terra Santa furono attaccati e assediati in una rocca. L'attentato provocò 5.000 morti.
Lo storico Friedrich von Raumer nel 1828 sostenne: «era tempo che i cristiani d'Occidente corressero in aiuto dei loro correligionari: era senza dubbio loro dovere, se è vero che comunque deve combattere ingiustizia e tirannia colui a cui ne è data la forza e la capacità».
L'idea che le crociate abbiano rappresentato una fonte di cospicui guadagni per chi vi partecipò è stata in parte smentita; al contrario, si trattò di operazioni molto dispendiose, sia in termini di costi diretti (sostentamento, equipaggiamento) sia per il mancato apporto produttivo a causa dell'assenza dai luoghi di vita e di lavoro di chi vi partecipò.
Eppure queste imprese tanto pericolose - le estenuanti marce, lo spettro delle malattie o della morte in battaglia - quanto costose e scarsamente remunerative ebbero un forte richiamo sulla società del tempo. Per comprendere questa apparente contraddizione, bisogna innanzitutto ricordare che, in una società di credenti qual era l'Europa medievale, la partecipazione alla guerra contro gli infedeli era vista come garanzia di salvezza individuale; si trattava inoltre di una società fortemente militarizzata e dar prova di valore in battaglia era una delle principali ambizioni per un nobile.

 
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Rispondi alle domande (max 5 righi per ciascuna risposta):
1) Qual è sta la "Crociata dei pezzenti"?
2) Come si concluse la Prima Crociata?
3) Perché la Terza Crociata fu detta anche la "crociata dei Re"?